IDE: Una strana idea di «interesse nazionale»
Una strana idea di «interesse nazionale»
Una celebre frase di Samuel Johnson, il nostro scorbutico genio letterario del Settecento, dice che «il patriottismo è l’ultimo rifugio del mascalzone». L’equivalente europeo dei nostri giorni si chiama nazionalismo economico, l’impulso cioè di impedire agli stranieri (per lo meno a parole) di acquistare i cosiddetti gioielli di famiglia.
La settimana scorsa Nicolas Sarkozy lo ha manifestato in Francia, quando si è lamentato della vendita, l’anno precedente, dell’Arcelor (società franco-lussemburghese dell’acciaio) alla Mittal Steel, basata in Europa ma controllata da un indiano. Questa settimana tocca all’Italia: il governo minaccia di bloccare un’offerta da parte degli americani e dei messicani per il controllo della Telecom. I mascalzoni sono davvero entrati in azione.
Perché di questo si tratta: di politici mascalzoni. Si oppongono alle acquisizioni estere non perché è giusto agire così, ma perché non ci rimettono niente: difatti per i politici e per il governo il costo è zero. Se riescono nel loro intento, i costi saranno pagati dagli altri: nel nostro caso, dagli azionisti e dai loro clienti.
In apparenza, potrebbe sembrare giusto lottare per conservare queste celebri società in mani nazionali. Ma a rifletterci bene, questa opposizione non ha senso. Perché mai Telecom Italia è in vendita? Perché è finita nei guai sotto l’attuale controllo, che è italiano.
Il prezzo delle azioni vale la metà di quanto Pirelli ha pagato per avere la quota maggioritaria nel luglio 2001. La società è stata anche dilaniata da scandali, come l’ultimo sulle intercettazioni. Oggi l’At&t americana e l’América Móvil messicana vogliono acquistarne il controllo, pagando profumatamente il principale proprietario italiano, ovvero Pirelli.
La cosa sarebbe ottima per Pirelli — e di conseguenza le sue azioni sono schizzate in alto all’annuncio dell’offerta — ma potrebbe esserlo anche per Telecom Italia e per tutti i suoi clienti. Da nuovi capitali, nuova gestione e nuove idee scaturirebbero nuove possibilità. E se i nuovi proprietari si dimostrano degli incapaci? La società sarà sempre vigilata da un ente di controllo italiano e soggetta alle severe norme italiane sull’impiego. Resta, come ha affermato il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, una risorsa italiana. Ma questo non significa quello che il ministro ha in mente. Significa che il giro d’affari resterà in Italia, sotto il controllo delle leggi italiane. Che siano gli americani, o i messicani, o addirittura i marziani ad acquistare le sue azioni, questo non farà nessuna differenza. La «risorsa italiana» non verrà smontata e portata via.
Se il consiglio di amministrazione della Pirelli vuole vendere le sue azioni alla At&t e ad América Móvil, e se il governo impedisce la vendita o la riserva ad acquirenti italiani, farà lo stesso sbaglio di Antonio Fazio, quando in veste di Governatore della Banca d’Italia nel 2005 impedì l’offerta per Antonveneta da parte della banca olandese Abn-Amro, a favore della Banca Popolare Italiana. In quel caso, si trattò anche di favori personali, come rivelato dalle intercettazioni dei cellulari. Al di là di questo elemento personale, nel caso di Telecom Italia il principio resta lo stesso: se si impedirà la vendita, i diritti dei proprietari verranno calpestati e un governo guidato da un ex presidente della Commissione europea violerebbe inoltre le regole del mercato unico europeo, anche se questi potenziali acquirenti non sono europei.
Almeno Nicolas Sarkozy è solo uno dei candidati alla presidenza francese, e non un ministro del governo (attualmente). Ma se arriverà alla presidenza a maggio e si precipiterà a bloccare acquisizioni e fusioni straniere, il risultato sarà negativo per la Francia. Una società dell’acciaio potrebbe essere considerata, persino nella nostra era supertecnologica, una risorsa nazionale da alcuni. Ma Arcelor non era una azienda statale, grazie a Dio. Apparteneva ai suoi azionisti. E Sarkozy afferma che gli azionisti non dovevano venderla. Ma perché questo sarebbe stato nell’interesse della Francia? Di sicuro gli interessi nazionali francesi sono meglio tutelati da una società dell’acciaio efficiente e di successo, che opera sul territorio nazionale ed è capace di fornire acciaio all’industria manifatturiera francese con prezzi competitivi e ottima qualità. La proprietà delle azioni non ha nessuna importanza.
Lo stesso vale per Telecom Italia. L’interesse nazionale italiano sta nell’assicurarsi una società di telecomunicazioni innovativa, efficiente e ben gestita, che offra tariffe competitive e servizi di altissimo livello ai suoi clienti. E questo interesse non è affatto tutelato dai giochetti politici con la sua proprietà.
Bill Emmott
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Dopo l’accordo con Tronchetti Provera, inviati delle due aziende sono in Italia per cercare partner nell’acquisto di Olimpia
Telecom, americani e messicani a Milano
ma le banche preparano le contromosse
Mediobanca, con Intesa e Capitalia, intenzionata a far valere il suo diritto di prelazione
In corso contatti per trovare un socio tra gli operatori del settore. Spunta l’ipotesi DT
MILANO – Da ieri sera gli emissari di At&t e America Movil sono a Milano per cercare di mettere a punto le mosse in grado di assicurargli il controllo di Telecom Italia, ma il destino dell’azienda attualmente controllata da Pirelli attraverso Olimpia non è ancora scritto. Fonti bene informate ritengono infatti che alla fine Mediobanca, con l’appoggio di Intesa e Capitalia, eserciterà il suo diritto di prelazione sul pacchetto di maggioranza di Olimpia, seppure a un costo maggiore rispetto a quanto avrebbero voluto spendere.
Per questo motivo non viene esclusa la possibilità che alla cordata di istituti bancari italiani si affianchi un operatore telefonico straniero, magari France Telecom o gli spagnoli di Telefonica. Altra soluzione ancora è quella avanzata invece da voci riportate dal Sole 24 Ore che sottolineano la possibile entrata in scena dei tedeschi di Deutsche Telekom. Su questo progetto, scrive il quotidiano di Confindustria, si sono già mossi i rispettivi governi: Prodi e il cancelliere Merkel avrebbero avuto contatti informali.
Sicuramente la squadra di manager e consiglieri legali spediti a Milano dagli statunitensi At&t e dai messicani di America Movil dovranno muoversi in un ambiente sostanzialmente ostile. Nel mese di tempo messo a disposizione all’intesa sottoscritta con Marco Tronchetti Provera l’obiettivo principale sarà quello di trovare un partner italiano industriale o finanziario che li affianchi nell’impresa di rilevare Telecom. Sulla missione milanese le due aziende mantengono il più stretto riserbo, ma stando a fonti legali tra gli incontri in programma ne è previsto uno con i vertici di Telecom Italia, probabilmente anche con Guido Rossi, ma non nell’immediato. Probabili anche i contatti con le banche (anche qui senza tempi definiti).
Intanto, in un’intervista a il Sole 24 Ore, il numero uno di Pirelli Marco Tronchetti Provera ha spiegato la sua scelta di sparigliare le carte nella partita per il controllo di Telecom stringendo l’accordo con americani e messicani. “Volevano farmi fare la fine di Montedison e Rizzoli”, afferma Tronchetti, sostenendo che con At&t e America Movil è stata sottoscritta “un’intesa che premia gli azionisti e schiude orizzonti favorevoli soprattutto sul versante delle nuove tecnologie e della penetrazione in mercati emergenti”.