Inizia il dibattito sulla Direttiva per i trasferimenti infracompany
Imprese con più siti produttivi,via libera alla circolazione
di manager e specialisti extraeuropei
L’allarme dei sindacati: «Cavallo di Troia per far arrivare lavoratori con meno diritti»di Rita Querzé
Nessuno ne ha ancora parlato ma la direttiva sui trasferimenti intrasocietari approvata in via definitiva dal Parlamento europeo il 15 aprile scorso non passerà ancora a lungo inosservata. Perché interviene su due materie delicatissime: l’immigrazione e il lavoro. Le nuove regole permettono alle imprese con più sedi in giro per il mondo di portare in Europa lavoratori che operano nei siti produttivi extra europei. Il tutto senza dover sottostare ai vincoli della normativa sui flussi. Le multinazionali da tempo chiedono che i lacci e laccioli delle regole sull’immigrazione siano allentati quando si tratta di far arrivare personale esperto da altre sedi. Ma il timore della Ces, confederazione europea dei sindacati, è che queste nuove regole siano il cavallo di Troia per l’ingresso di lavoratori stranieri provenienti da ogni dove Bangladesh o Pakistan, Brasile o Cina, per fare qualche esempio – con diritti e retribuzioni molto inferiori ai nostri. Questione di giustizia ed equità, si dirà. Ma non solo. Perché ad andar di mezzo – secondo la Ces e alcune associazioni europee delle imprese – potrebbe essere anche la concorrenza leale tra le aziende.
Le obiezioni
La direttiva permette il trasferimento in Europa di lavoratori appartenenti a tre categorie: manager, specialisti e dipendenti in tirocinio. E qui cominciano le prime obiezioni del sindacato. Convinto che si tratti di definizioni dalle maglie troppo larghe. Per quanto riguarda la retribuzione, la normativa parla chiaro: gli Stati membri devono esigere per i cittadini extra Ue distaccati in Europa un trattamento uguale a quello riservato ai cittadini europei che occupano posizioni comparabili. Ma anche qui la Ces contesta. «Una direttiva nata per il trasferimento temporaneo di professionisti ad alta qualificazione si è trasformata in uno strumento che può aprire le porte ad abusi e a concorrenza sleale tra imprese e lavoratori – lamenta il segretario Luca Visentini. Avevamo chiesto che queste persone potessero beneficiare di una vera parità di trattamento. Invece, si è deciso di offrire un pacchetto di diritti limitato e aleatorio nella sua applicazione. Il pericolo non è solo nella uguale remunerazione, regolata in modo molto ambiguo. Pensiamo soprattutto ai diritti fondamentali. Ad esempio, alle tutele contro il licenziamento e al trattamento pensionistico minimo».
Il caso di imprese di pulizia e costruzioni
La direttiva è davvero un colabrodo dei diritti, come sostiene la Ces, o un equo compromesso? «In realtà il testo, per quanto un po’ confuso in certi punti, garantisce le tutele fondamentali ai lavoratori in ingresso – analizza Maurizio Del Conte, giuslavorista dell’università Bocconi . Ma i lavoratori che arrivano da Paesi dell’Asia o del Nord Africa spesso non denunciano le irregolarità. E il sistema di controlli ex post è molto fragile. Quando si decide di mettere mano a una materia di questo tipo, per quanto bene lo si faccia, inevitabilmente si va a incidere sulle dinamiche dell’immigrazione». Un impatto che anche le aziende sembrano avere messo in conto. Già nel 2011 la Federazione europea delle imprese europee di pulizia chiedeva che il proprio settore fosse escluso dall’ambito di intervento della normativa. Una lettera dai contenuti simili è stata firmata anche da Luisa Todini a capo della Fiec, federazione dei costruttori europei. In sostanza, gli imprenditori delle costruzioni e delle pulizie, settori in cui si compete sul costo della manodopera, temono che i concorrenti che possono «importare» lavoro dalle filiali extra Ue siano di fatto avvantaggiati. La vicenda della direttiva approvata in extremis ha anche un coté politico interessante. Il partito socialista si era schierato contro ma un nutrito drappello di parlamentari non ha seguito la disciplina di partito. Il partito popolare era a favore. Il relatore del provvedimento, Salvatore Iacolino, Forza Italia, si è astenuto. Pro hanno votato anche il segretario della Lega, Matteo Salvini. E il campione del contrasto all’immigrazione Mario Borghezio. Per una volta favorevole all’ingresso dei lavoratori stranieri.